Il FireBoard Fan Control

FireBoard

Test Sul Campo

Quando ho preso la patente io, ormai purtroppo quasi tre decadi fa, le auto non avevano il sistema audio integrato come si usa adesso ma veniva istallato a parte dall’elettrauto. Subito dopo l’acquisto dell’auto quindi, la scelta dell’autoradio rappresentava il grande rito di passaggio che sanciva ufficialmente la neo conquistata autonomia. Ricordo distintamente quando quella scelta è toccata a me. Si era in una fase di transizione tecnologica: le autoradio che fino a quel momento erano dei rozzi parallelepipedi con un pomello a sinistra per le stazioni, uno a destra per il volume e il mangiacassette al centro (e sopra di questo la fessura per il CD nei modelli più costosi), anno dopo anno stavano lasciando il passo a soluzioni sempre più ardite, da schermi LCD, ai primi navigatori satellitari integrati. Io all’epoca ero andato in fissa per un modello appena lanciato sul mercato dalla Pioneer: un’autoradio pazzesca con due schermi, uno frontale a 16 colori che ne copriva praticamente tutta la superficie a vista e uno da 7″ nascosto nella scocca, che a richiesta tramite un meccanismo servoassistito fuoriusciva e diventava a tutti gli effetti un piccolo televisore, attraverso il quale poter gestire il navigatore, selezionare la fonte musicale, equalizzare di fino il suono (una cosa che andava molto di moda all’epoca, oggi praticamente scomparsa) e addirittura poter vedere file video, stupefacente per quegli anni. Costava un botto ma io ero convinto, mi sono messo da parte i soldi e me lo sono fatto installare sulla mia Lancia Delta di terza mano. Ricordo altrettanto bene anche la costernazione con la quale affrontavo i costanti e frequenti guasti a cui sono andato incontro nell’anno e mezzo in cui l’ho tenuta, soprattutto quando mi raffrontavo con i miei amici che invece avevano optato per una Blaupunkt, un’autoradio che lasciava meno spazio ai fronzoli ma che era dannatamente solida, ben strutturata e con buone finiture, affidabile. In altre parole senza troppi fuochi d’artificio, funzionava e lo faceva bene. La stessa sensazione l’ho provata testando questo FireBoard fan control: si tratta di un Pit Manager che si affianca per prestazioni ai modelli di alta gamma di altri marchi presenti sul mercato ma lo fa badando a tanti piccoli e grandi dettagli legati alla qualità realizzativa che sommati fanno la differenza e ne fanno uno strumento estremamente affidabile e preciso.

Cominciamo questa recensione dalle dovute premesse: non siamo sponsorizzati da Fireboard e non riceviamo un Euro per scrivere questo post. Semplicemente parlavamo con il nostro caro amico e avversario in molte gare del circuito, Clint Meyer, importatore europeo sul sito BBQEurope di marchi eccellenti come Yoder o ButtRub, della sua recente distribuzione dei prodotti FireBoard e ci ha offerto di provarne uno con libera licenza di espressione. Il Fireboard sta ricevendo dei consensi notevoli sul mercato, non ultimo un lusinghiero massimo dei voti ottenuto in una recensione su amazingribs e siamo quindi stati entusiasti di accettare. Abbiamo ritenuto utile cosi raccontarvi come è andata al fine di completare il vostro panorama conoscitivo dei Pit Manager presenti sul mercato.

L’Unboxing

La prima impressione deriva naturalmente sempre dal unboxing. Nel nostro caso Clint è stato cosi gentile da metterci a disposizione la Ultimate Drive Edition, la versione più completa che include La Extreme Edition, ovvero il termometro vero e proprio e il FireBoard Drive, l’estensione che lo fa diventare un pit manager, oltre a tutti gli accessori disponibili sul suo store. Di base infatti, il FireBoard è un termometro consultabile in cloud tramite una app dedicata, che è stato reso poi espandibile attraverso diversi pacchetti tra cui naturalmente anche quello di gestione automatica della temperatura. Vediamoli uno per uno.

Sonde FireBoardFireBoard Extreme Edition – Il termometro è compatto, solido, con a vista solo lo schermo e due semplici tasti (selezione-conferma) attraverso i quali muoversi agevolmente nel menu. Alla base l’ingresso per ben 6 sonde e per l’alimentazione e sul lato destro la porta di comunicazione attraverso il quale il Fireboard si collega alla ventola. La connessione è sia wifi che bluetooth 4.0 e il Fireboard aggiorna costantemente i dati su un account in cloud, consultabile attraverso la app da qualunque dispositivo ovunque ci si trovi oppure direttamente tramite accesso dal sito FireBoard. Se il termometro è collegato via bluetooth ad un cellulare e questo ha una connessione dati, è possibile aggiornare il cloud anche senza il wifi. Altra cosa simpatica è la compatibilità con Alexa di Amazon per poter gestire il Fireboard attraverso comandi vocali (già predisposto anche per italiano, per quando anche il sistema di Alexa lo sarà). L’alimentatore ha lo spinotto intercambiabile e la batteria del termometro gli assicura un autonomia fino a 24 ore. Ciò che stupisce di più sono però probabilmente le sonde: la nostra versione Extreme è stata arricchita del pacchetto da 7 sonde “competition”, che comprende oltre a due sonde per la camera di cottura con relativa molle per aggancio sulla griglia e a due sonde delle 6 sonde incluse nel pacchetto classico, una serie di sonde di precisione di varie lunghezze e conformazione con l’ago più fine e appuntito per un posizionamento di precisione, anche in tagli più difficili come potrebbero essere un money muscle o una bistecca in una gara SCA e che assicurano di non lasciare buchi nella carne una volta cotta. Oltre a queste, sono disponibili sonde con l’ingresso a vite per sostituire quelle originali di alcuni smokers, sonde per il sous vide o sonde specifiche per monitorare la catena del freddo. Ma ancora più di questo piace la fattura: range da -18°C a 300°C, massicce e robuste, impermeabili, molla sull’innesto del filo per evitare che con l’uso la protezione lasci scoperte le connessioni, cavi di 1.8 mt di lunghezza. In una parola: fatte davvero bene, come una bella sonda deve essere.

Drive FireBoardFireBoard Drive – E’ l’estensione che trasforma il termometro in un pitmanager vero e proprio attraverso la gestione di una ventilazione controllata delle braci. L’elemento principale è il cavo di connessione che si innesta nella porta dati del FireBoard e che sfocia in due ingressi a spinotto: uno per un trasformatore (incluso nella confezione) nel caso si voglia contemporaneamente alimentarlo durante l’utilizzo, senza affidarsi alla batteria e l’altro per la ventola. L’ingresso è compatibile con lo spinotto di qualsiasi ventola a 12V, quindi anche con quella del Guru nel caso ne possediate gia una. Saranno disponibili a breve gli attacchi FireBoard dedicati ai vari tipi di smoker. Nel frattempo il pacchetto comprende una ventola universale con un aggancio a molla e una guarnizione, adattabile ai principali modelli esistenti come i WSM o i BGE. Un particolare carino del modello incluso è una sorta di sportello di non ritorno del flusso d’aria, che si apre quando il flusso della ventola è attivo per poi richiudersi per semplice gravità, una volta che questo cessa.

Case FireBoardFireBoard Case – E’ un pack attraverso il quale proteggere il FireBoard dagli ambienti atmosferici. Include la custodia vera e propria, che presenta nelle zone di inserimento dei cavi delle guarnizioni flessibili in gomma per isolare i collegamenti, una finestra sullo scomparto frontale che lascia a vista lo schermo e dei pulsanti in gomma in corrispondenza di quelli sottostanti di selezione, oltre a due guarnizioni di riserva in caso di rotture. Sul fondo, la custodia ha inserite due calamite abbastanza potenti che gli garantiscono un comodo aggancio a qualunque superficie metallica. Compresa, c’è anche una fascia con chiusura in velcro che può essere inserita in un’apposita asola della custodia in modo che possa essere a quel punto agganciata a qualunque cosa.

Batteria FireBoardFireBoard Battery Pack – E’ una batteria ausiliaria esterna di emergenza, non diversa da quella che si usa per i cellulari, che serve nel caso in cui per un qualsiasi motivo non si disponga di un collegamento elettrico e si abbia timore che durante l’overnight la batteria del FireBoard possa esaurirsi. E’ oltretutto una gran bella batteria, da 4000 mAh, con il cavo microUSB necessario per il collegamento al FireBoard, integrato a scomparsa. Il pack comprende il cavo microUSB-USB attraverso il quale ricaricare la batteria una volta esaurita e la batteria dispone di un’ulteriore uscita USB attraverso la quale poter ricaricare altri dispositivi, cellulari in primis.

 La Prova di Cottura

Abbiamo eseguito il test del FireBoard su un WSM con una lonza di maiale in cottura. Abbiamo deciso di cercare di rendergli la vita più difficile possibile per vedere come si comporta:

  1. utilizzeremo un WSM47  al posto dei nostri soliti 57 per diminuire l’inerzia termica e rendere lo strumento più sensibile alla ventilazione forzata. Cercheremo in altre parole di rendere più probabili le oscillazioni di temperatura intorno al target ogni volta che interverrà la ventola.
  2. Chi usa abitualmente i pitmanager di qualunque marca sa che l’utilizzo più corretto è quello di fare intervenire lo strumento solo in mantenimento, ovvero dopo che si sarà gia proceduto a realizzare una sommaria stabilizzazione in manuale. Noi invece introdurremo volutamente una quantità di carbone acceso nel minion inferiore a quella standard e faremo agire immediatamente il FireBoard per valutare la sua capacità di gestione della temperatura su range ampi.
  3. Ne acqua, ne sabbia, ne sale ne nessun altro volano termico nel water pan che verrà lasciato rigorosamente vuoto
  4. Possediamo una ventola di un Guru con adattatore per kettle/wsm che calza ermeticamente con il nostro smoker ma utilizzeremo per la prova la ventola in dotazione, che come spiegato è per il momento un modello generalista che si installa allo smoker semplicemente tramite una molla. In realtà comunque su questo ci siamo accorti in fretta montandolo, di avere penalizzato il FireBoard molto meno di quanto avremmo pensato: il sistema a molla nella sua semplicità è saldo e stabile e coadiuvato dalla guarnizione assicura un’ermeticità ottima.
  5. Inizieremo la cottura della lonza a 110°C gradi per 2 h per poi ad alzare la temperatura a 140°C al fine di misurare come si comporta il FireBoard nei confronti dell’inerzia termica.

Lonza con FireBoard
Ventola FireBoard
Setting FireBoard
N.B. La ventola nella foto è posizionata in quel verso per lasciare vedere i dettagli. Per consentire allo sportello di non ritorno di funzionare correttamente, durante l’utilizzo deve essere posizionata alla rovescia

Il primo passo è la sincronizzazione tra il cellulare e la rete wifi per l’aggiornamento in cloud dei dati che in se è una procedura velocissima e semplice ma che a nostro avviso, dopo un po’ di prove, riteniamo debba essere seguita in una sequenza precisa. A beneficio di chi si dovesse trovare a doverla effettuare: dopo avere creato un account sul sito, scaricate la app sul cellulare (senza effettuare login all’account), disattivate da questo tutte le connessioni tranne il Bluetooth, cercate il Fireboard tramite la app (non tramite il bluetooth del cellulare) e associatelo, entrate nella vostra rete wifi tramite la app, ripristinate a questo punto tutte le altre connessioni sul cellulare e accedete tramite login all’account. Se fatto in questo modo, il tutto dura circa 60 secondi e avete a questo punto l’aggiornamento praticamente immediato attraverso qualsiasi collegamento (bluetooth, rete dati, rete wi fi) sulla app del cellulare o su schermo pc attraverso il sito FireBoard.

FireBoard Settings
FireBoard Settings
FireBoard Settings

Iniziamo le prime impostazioni. Il dispositivo può essere rinominato, in modo da poterne possedere più di uno riconoscendoli, cosi come le sonde. Su ciascuna si puo accedere ad una pagina di alerts altamente configurabili. Ad esempio si può oltre ad impostare le classiche temperature minima e massima, aggiungere un numero infinito di soglie alle quali essere avvisato, scegliere le modalità dell’avviso (SMS e/o mail), quante volte ripetere l’avviso in caso di non risposta, il limite di tolleranza (ad esempio dare 5 minuti al sistema di riequilibrarsi prima di mandare un avviso) o scegliere una fascia oraria in cui attivare gli avvisi (ad esempio durante una overnight). Impostare tutto poi è veramente semplice, intuitivo.

Allarmi FireBoard
Allarmi FireBoard

Il drive con la gestione della ventola ha una propria sezione, dove poter associare la sonda di riferimento alla gestione della temperatura. In una dashboard poi vengono incrociati graficamente o a livello tabellare gli andamenti delle sonde con quello dello smoker rispetto al target. una cosa interessante nel grafico è la rappresentazione dell’intensità di utilizzo dell ventola. Sembra un dato banale ma dice molte cose: pensate ad esempio al momento in cui il carbone è in esaurimento ed è necessario un ripristino del minion, che notereste da un’iper utilizzo della ventola per mantenere la stessa temperatura. Appena chiuso il dispositivo con un minion di carbone e mezzo cesto acceso, settiamo la temperatura della camera a 110°C e il target della lonza a 55°C con avviso tramite SMS. La prima cosa che notiamo è la “delicatezza” con la quale il FireBoard gestisce l’intervento della ventola. Nonostante si trovi a 30°c rispetto ai 110°C richiesti, per i primi 5 minuti la ventola non sale sopra il 33%. Una volta rilevata un maggior necessità di intervento passa al 90% (non gli ho mai visto raggiungere il 100% comunque) per poi scendere al 70% non appena rilevato una minima reazione della temperatura. Da li in poi procede a “colpetti” garantendo una crescita lenta fino alla prossimità dell’obiettivo. Il lato positivo è che rispetto ad altri pit manager non si assiste alla tipica oscillazione di valori sopra e sotto la temperatura target prima di stabilizzarsi ma piuttosto ad una lenta curva di avvicinamento, molto più precisa. Il contro potrebbe essere una difficoltà nelle repentine variazioni di temperatura. Vediamo.

Temperatura FireBoard

L’occasione viene proprio dal raggiungimento dei 55°C della Lonza, puntualmente segnalata dall’arrivo di un SMS sul cellulare. Spostiamo il target a 140°C e impostiamo un nuovo alert al raggiungimento degli 86°C, stavolta aggiungendo anche l’avviso via mail. Sicuramente non è la temperatura di cottura ideale per la lonza ma mi darà un lasso di tempo adeguato a valutare il comportamento del FireBoard. Gia che ci siamo proviamo anche la funzione “coperchio aperto”, presente anche in altri pitmanager, che blocca l’attività della ventola quando rileva un crollo della temperatura nell’ambiente di cottura. La funzione risponde effettivamente in modo sollecito e reattivo ed è possibile addirittura impostare il tempo di reazione del FireBoard prima di riprendere le operazioni. Questa volta la crescita della temperatura è decisamente più repentina: in 19 minuti esatti siamo stabili a 140, molto più velocemente di quanto fosse successo in fase di partenza iniziale. Evidentemente esistono degli algoritmi che differenziano il comportamento del FireBoard in funzione delle condizioni di esercizio e del gap di temperatura da coprire. L’approccio rimane in ogni caso molto “sensibile”, dolce, con leggeri e brevi ma frequenti interventi della ventola a correzione. Semplicemente la temperatura si accosta ai 140°C rimanendoci poi praticamente incollata. L’approccio alla gestione della temperatura ci è onestamente piaciuto molto, anche in condizioni “limite” come queste. Lavorando su uno smoker gia in prossimità della temperatura target il FireBoard dovrebbe davvero raggiungere un grado di precisione notevole.

Temperatura FireBoard

Non appena raggiunti gli 86°c della lonza, puntuale arrivano sia l’SMS sul cellulare che la mail nella casella di posta. La batteria residua è di oltre la metà, che se consideriamo l’utilizzo quasi ininterrotto della ventola nella prima parte di cottura, non è affatto male. Abbiamo provato anche a portare dietro il cellulare durante la spesa al supermercato e collegarci tramite l’app: funziona perfettamente. E’ possibile leggere grafici, intervenire sui settings del dispositivo, impostare nuovi alerts, ecc. in maniera molto fluida e funzionale.

Conclusioni

La nostra opinione è che il FireBoard sia uno strumento di livello molto alto, al limite del professionale. Riprendendo l’esempio iniziale dell’autoradio, il FireBoard si posiziona sulla carta per funzioni a fianco degli altri grandi nomi del pit management presenti sul mercato ma la prova in cottura ci ha confermato le nostre impressioni iniziali di un accessorio solido, fruibile ed estremamente affidabile, di quelli che non tradiscono. Ci ha davvero impressionato per solidità costruttiva, livello delle performance e praticità d’uso. Il FireBoard semplicemente fa bene quello che deve fare e si lascia usare volentieri. Alla fine non è ciò che conta davvero?

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