Quanto Rende il Carbone?

Post Carbone

Uno Studio per Valutare la Resa del tuo Carbone

Il mercato italiano del combustibile barbecue è abbastanza anomalo. Su 10 sacchi venduti negli store specializzati, 9 sono di bricchette. Il carbone di qualità, il cosiddetto hardwood lump charcoal, per dirlo all’americana è ancora un concetto sconosciuto ai più. Anche al nord Italia dove c’è una maggior attenzione verso le nuove tendenze, trovare un buon carbone è ancora molto, troppo difficile, manca una distribuzione di massa. D’altro canto anche fosse facilmente disponibile, quanti accetterebbero di buon grado di spendere più di 20€ per un sacco di carbone da 10 Kg? L’acquirente medio ha in mente la carbonella del supermercato, quella impalpabile e piena di schippoettiii, che in pochi minuti è già diventata cenere e al confronto, una confezione di bricchette che recita “fino a 3 ore di combustione” gli appare inevitabilmente più conveniente.

Post Carbone PezzoDura quindi la vita degli amanti del carbone come me, che negli anni si sono dovuti muovere in pellegrinaggi tra il meno peggio che offre la grande distribuzione, i Cash and Carry e i carbonai locali, nelle poche regioni in cui ancora esistono. In mezzo ai mille test, è stato molto facile rendersi conto di una cosa: esiste un’evidente correlazione tra il peso del combustibile e la sua resa. Io stesso nel mio libro Subito Barbecue, tra i consigli relativi l’approvvigionamento, suggerisco di utilizzare il peso a parità di volume come parametro per discriminare la qualità del carbone. Da qui mi sono nati un a serie di quesiti: quanto è stretta questa relazione? E’ lineare? Esiste un coefficiente che applicato al peso possa permetterci di conoscere il potere espresso e la durata? Ovviamente nella costruzione di una funzione di questo tipo, stiamo trascurando un fattore importante, la massa dei singoli pezzi di carbone. Si tratta però di un parametro che in fase di test è possibile uniformare e che sul carbone di qualità non è poi cosi variabile: salvo problemi sul trasporto mi è capitato raramente di vedere carbone dall’alto peso specifico con una grande difformità nella pezzatura all’interno del sacchetto.

Ho deciso cosi di procedere con un test comparativo: l’idea è di utilizzare dei cesti accenditori posti in parallelo e di saturarli con il carbone, ai limiti dell’intasamento. Il metodo è lo stesso che abbiamo utilizzato per costruire la base di combustibile nel metodo del minion estremo che avevamo visto alcuni mesi fa, ovvero di alternare pezzi più piccoli a pezzi più grandi in modo da massimizzare il più possibile l’occupazione dello spazio disponibile e aumentare al massimo la massa. Cubo AccensioneDopo averlo pesato, porremo sotto ciascun cesto un cubo di accensione XXL a lunga durata di McBrikett in modo che anche il carbone più duro abbia sollecitazione sufficiente a potersi accendere adeguatamente. I cesti fungerebbero in questo senso da acceleratori di combustione, facendo lavorare il carbone nella massima condizione di stress possibile, minimizzando in questa maniera l’influenza dei fattori esterni. Con un termometro a rilevazione laser misureremo la temperatura rilevata in ciascun cesto ad intervalli di 5 minuti per poi costruire un grafico dell’andamento e relazionarlo con il peso di partenza.

Non è nemmeno necessario che lo dica: si tratta di un test molto empirico e molto poco scientifico e meriterebbe di essere misurato con strumenti più adeguati e in condizioni maggiormente standardizzate di quelle nelle quali porremo in essere questo che non vuole essere nulla di più di un gioco, dal quale abbiamo come unico obiettivo quello di ottenere un’indicazione di massima, una tendenza. E in questo gioco abbiamo deciso di farci aiutare da Eco Trade, un importante operatore nazionale del settore che produce a mio avviso uno dei migliori carboni italiani che mi sia capitato di provare. Come prima cosa Tommaso Francalanci il proprietario, conferma l’assunto di base:

La potenza espressa e la durata del carbone sono funzione della quantità di residuo carbonico risultante dal processo di carbonizzazione. Questo fattore è una conseguenza sia delle caratteristiche genetiche del legno di partenza, sia del processo di produzione, dove il metodo tradizionale in carbonaia restituisce un risultato migliore rispetto al forno. Sicuramente il peso è espressione delle residuo carbonico e conseguentemente delle prestazioni ma non saprei dire in che misura. Sono anch’io curioso di vedere i risultati di questo test

Il passo successivo è di cercare 4 candidati per il nostro test. Tommaso ce ne fornisce tre: il suo prodotto di punta, un carbone di Leccio che uso spesso e dalla qualità davvero considerevole, un mix di 90% Ontano e 10% Castagno e un Quebracho Blanco argentino. A questi aggiungo un hardwood Lump Charcoal misto Quercia/Hickory dove però le percentuali non sono dichiarate.

Test Carbone
Da sx: Ontano/Castagno, Leccio, Quebracho, Quercia/Hickory

A livello di omogeneità, i produttori dei campioni di Ontano, Quebracho e Quercia, hanno scelto una dimensione che si dimostra perfetta allo scopo presentandosi dal primo all’ultimo pezzo con una pezzatura media. Carbone di LeccioCon il Leccio ho dovuto lavorarci un pochino dietro, nel senso che i pezzi più piccoli erano simili a quelli degli altri campioni ma all’interno ce n’erano anche diversi decisamente più importanti, il che certamente è una manna dal cielo per chi lo acquista ma per questo test specifico non ci aiutava a saturare adeguatamente il cesto. Ho cosi proceduto a rompere i pezzi più grandi (in alcuni casi anche molto grandi) fino a portarli alla dimensione degli altri campioni. Ho cosi disposto i pezzi in modo da farci stare quanto più carbone possibile in ciascun cesto e ho poi proceduto alla pesa. Il risultato mi spiazza un pochino: il peso di gran lunga più basso (al netto del cesto) è quello della Quercia/Hickory con 1,132 Kg, poi viene l’Ontano/Castagno con 1,566 Kg e infine quasi identici Quebracho e Leccio, rispettivamente con 1,991 Kg e 1,995 Kg.

Test Carbone
Da sx: Ontano/Castagno, Leccio, Quebracho, Quercia/Hickory

All’accensione i carboni producono poco fumo. Il primo a produrne è come prevedibile, la Quercia/Hckory, poi dopo circa 5 minuti all’unisono Ontano e Quebracho e dopo ulteriori 5 minuti il Leccio. Nel frattempo chiaramente, fumo o no, è iniziata la rilevazione puntuale della temperatura attraverso il termometro laser. Mi accorgo subito di qualche difficoltà nella lettura: a seconda di dove si punta si ottengono dati abbastanza diversi. Nelle primissime rilevazioni sparavo una decina di letture per cesto e prendevo i dati più ricorrenti. Poi mi sono accorto che se puntavo la bocca dei cesti, pochi centimetri sopra le braci avevo dati nettamente più uniformi.

Carbone in Accensione
Da sx: Ontano/Castagno, Leccio, Quebracho, Quercia/Hickory

Abbiamo registrato i valori di temperatura dei cesti fino a quando questi non sono scesi al di sotto dei 50°C, stadio dopo il quale lo abbiamo considerato per convenzione come spento. Come prevedibile i quattro carboni hanno prodotti un andamento abbastanza differente: L’Ontano non ha prodotto temperatura straordinarie raggiungendo la punta massima di “soli” 406 gradi, in compenso ha avuto una buona durata, pari a 75 minuti. Leccio e Quebracho hanno avuto andamenti simili con punte di temperature molto alte (fino a 550 gradi) e durata molto lunga di 85 e 80 minuti, dove in realtà la differenza è dovuta solo al fatto che il Leccio si trovasse negli ultimi 5 minuti pochi gradi sopra la soglia dei 50°C che abbiamo posto come limite. Il Quercia/Hickory infine ha prodotto punte di temperatura buone (529°C) ma una durata davvero scarsa di non più di 60 minuti di combustione. Questa la situazione al termine del carbone di Quercia/Hickory:

Carbone Accensione
Da sx: Ontano/Castagno, Leccio, Quebracho, Quercia/Hickory

Temperatura Carbone

La prima conclusione a cui possiamo giungere è che apparentemente non esiste una vera correlazione tra il peso e la temperatura espressa: un legno molto leggero come la Quercia/Hickory usata nel test ha prodotto temperature simili a Leccio e Quebracho che pesavano quasi il doppio. Andam Temp CarboneL’Ontano al contrario, il cui peso si posizionava nel mezzo ha prodotto picchi di temperatura abbastanza scarsi. Sembrerebbe invece esserci una relazione diretta tra il peso del carbone e la sua durata in combustione. Se mettiamo in relazione la crescita del peso con quella della durata sembrerebbero delinearsi due curve che tendono a tangersi al crescere del peso, soprattutto se si considera che l’ultimo valore sulla durata del Leccio è rientrato nello scalino degli 85 minuti solo per pochissimi gradi. L’ideale sarebbe approfondire il test con una rilevazione puntuale sia delle temperatura che del tempo ma come detto, il nostro è stato poco più che un gioco. Se questa supposizione fosse vera, vorrebbe dire che esiste un rapporto tra peso e durata che tende a decrescere al crescere dei valori o in altre parole, un maggior peso su legni più poveri porterebbe un beneficio in termini di durata superiore a quello che un’uguale differenza di peso porterebbe su legni più pesanti. Naturalmente si tratta solo di una supposizione. Proviamo in ogni caso a continuare il gioco e prendiamo un quinto carbone, Fumo Carbonedi qualità accettabile tra quelli comunemente distribuiti in commercio ma nella quale l’essenza non viene dichiarata e ripetiamo il test. Il peso al netto del cesto è 1,233 Kg, poco superiore a quello della Quercia/hickory. Se la tendenza della curva fosse vera ci troveremmo sulla linea tratteggiata, a cui corrisponderebbe una durata attesa di 65 minuti. Proviamo.

Una cosa che emerge da subito è la quantià di fumo espressa: decisamente superiore, almeno tripla rispetto a quella dei precedenti 4 candidati. Nonostante questo i dati rilevati confermano in pieno le nostre aspettative: ancora una volta il peso non ha espresso dati apparentemente relazionabili con le temperature, con una punta di 497°C, 8 gradi inferiori al Quercia/Hickory seppur pesasse di più. Al contrario la durata è stata esattamente dei 65 minuti che la curva suggeriva.

Temperature Carbone

Conclusioni:

Una cosa  che possiamo dare praticamente per certa o quasi è che la pura espressione di potenza del carbone è influenzata da altri fattori, che non sono il peso. L’altra cosa che abbiamo capito è che invece esiste un qualche rapporto tra peso e durata del combustibile e supponiamo possa essere una variabile che tende a decrescere all’aumentare dei valori. Il prossimo passo potrebbe essere quello di provare ad introdurre nel test dei dispositivi, dei quali tenere in considerazione la massa ed il volume oltre naturalmente alla temperatura di esercizio.

La domanda è: dati la massa dello smoker, il suo volume,  la temperatura media d’esercizio e il peso del combustibile immesso sarà possibile sapere quale sarà la sua durata?

Tags from the story
, ,
Scritto da
Altri articoli scritti da Boss

La Ricotta in Planking

con Salsa alle Pere Grigliate e Zenzero Capitano anche a voi quelle volte in...
Leggi tutto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *