Brew’n’Q, la Champions League del Barbecue

Il resoconto delle due gare di Burton Upon Trent (GB)

Di questo evento si parla da più di un anno, quando Scott e Lyndz Lane, membri della squadra Miss Piggy’s UK, con i quali avevamo parlato anche di questo in un’intervista, hanno deciso di invitare i vincitori (o le squadre meglio piazzate tra i non invitati) di ciascuna gara della stagione 2016 al Brew’n’Q, subito ribattezzata “La Champions League del Barbecue”.

Il Brew’n’Q ricalca l’impostazione di una delle tre principali gare americane, l’American Royal, dove si svolgono due gare in successione nello stesso weekend: un’Invitational, seguita da una Open che accetta anche iscrizioni esterne. La location è di un fascino pazzesco. Si tratta di uno storico birrificio di Burton Upon Trent (GB), oggi adibito a patrimonio storico e museo, con un servizio bar e ristorante presso i quali è possibile degustare molte birre locali. Chi è appassionato di birra sa che stiamo parlando della patria della IPA e in questo senso devo dire che le attese non sono state deluse.

Scott e Lyndz hanno messo in piedi un evento davvero di prim’ordine con spine attive praticamente ininterrottamente, cene dedicate alla tradizione inglese, oltre a mettere a disposizione dei team, smokers, gazebo, tavoli, qualsiasi cosa. Davvero notevole, cosi come il livello delle squadre invitate: di quelli da tagliare letteralmente le gambe. Da ovunque si guardasse l’elenco non si vedevano che grandissimi protagonisti della scena barbecue europea e devo ammettere che la cosa ci ha preoccupato non poco.

A livello logistico dobbiamo dire un immenso GRAZIE ai nostri fratelli Pure BBQ che oltre ad essere dei vicini di tenda simpaticissimi ci hanno portato dall’Olanda tutto quello di cui potessimo avere bisogno per gareggiare come fossimo a casa, dai tavoli al combustibile, addirittura un frigo (!). Senza di voi ragazzi sarebbe stato tutto molto più complicato. Contiamo di poter ricambiare il favore un giorno.

Dal punto di vista sportivo però possiamo dire che è andata piuttosto bene e non abbiamo sfigurato. Nella Invitational del sabato abbiamo portato casa un primo posto nella categoria Ribs e una walk sul Pork per un sesto posto finale, di assoluto prestigio. Primi i bravissimi White Squirrel ma soprattutto RGC i nostri amici Brig Boys. Nella Open portiamo casa una walk sul pollo (finalmente, in questa stagione era una maledizione) e un fantastico primo posto sul Pork, l’ennesimo di questa stagione ma a questi livelli è un risultato pazzesco. Purtroppo siamo andati molto male su Ribs e Brisket, punteggi particolarmente bassi tra l’altro che hanno portato solo ad un 22esimo posto. RGC i fortissimi Bunch of Swine e GC ancora una volta degli amici italiani: i Bros Hog che hanno ampiamente riscattato una prestazione non ai loro livelli del giorno precedente. Grandissimi. Italy rulez!

Non mi soffermo sui dettagli per dare più spazio alle consuete cinque cose che portiamo a casa da Burton Upon Trent. In questo caso si tratta di due competizioni in una, quindi le cose diventano dieci:

  1. Non si può che partire da una storia molto bella di cui siamo stati spettatori e siamo felici che a viverla siano stati i nostri amici Bros Hog. Partiamo dal presupposto che nonostante in patria questo venga visto come una forma di ipocrisia (noi italiani siamo bravissimi nel voler vedere a tutti costi del marcio dove non ce n’è), la realtà è che tra i team c’è una forma di “amicizia etico-competitiva”: se fosse possibile ciascuno vorrebbe per se il primo posto (ovviamente) e tutti i suoi amici al secondo a pari merito, sul podio a festeggiare tutti insieme. Chiaro che non è possibile e chiaro quindi che siamo stati molto contenti per la nostra buona prestazione di sabato ma ci è dispiaciuto vedere i nostri amici Bros Hog così indietro. Qui però comincia la storia: i Bros Hog hanno voluto sperimentare nella prima gara delle impostazioni coraggiose, di quelle che spiazzano, che dividono la giuria in chi le ama e in chi le odia. È andata molto male, forse anche peggio di quanto avrebbero effettivamente meritato. La sensazione è difficile da spiegare ma la posso capire: ti misuri con i più forti in uno degli appuntamenti clou dell’anno, fai in ogni caso del gran barbecue (non dimentichiamolo qui erano tutti mostri sacri) e ne esci con le ossa rotte. È come se un treno merci passasse sopra su tutte le tue certezze, ti senti inadeguato. Dopo una notte di inevitabile scoramento, hanno fatto quadrato e si sono ricomposti, hanno fatto le loro preparazioni “in difesa” come loro stessi hanno detto, ovvero con un profilo semplice e pulito. Il giorno successivo in un crescendo di emozioni si portano a casa il GC per una di quelle storie di rinascita e riscatto che fanno bene a questo sport. Complimenti ancora ragazzi, siamo stati sinceramente e fraternamente felici per voi.
  2. Dopo aver riscoperto il Gin Tonic a Bardonecchia, in questo weekend ho riscoperto il Sidro. Sono sempre stato abituato al Sidro Bretone e per me quello era lo standard: buono ma una cosa che mi stufava abbastanza in fretta. Tra le spine del Pub invece era presente un sidro inglese secco, fresco, poco frizzante. Si è trattato di un’autentica scoperta: me avrò bevuti 6 litri in due giorni. D’ora in poi per me il Sidro è inglese.
  3. Mi sono sempre chiesto cosa volesse dire guidare in Inghilterra dove si guida da destra. Le altre volte che ero stato in Inghilterra non avevo noleggiato l’auto e per me era una prima volta. Devo dire che effettivamente i primi minuti sono abbastanza spiazzanti, ti si flippa il cervello, non capisci dove devi andare e cosa devi fare e hai continuamente paura di prendere rotonde in contromano. Mi piacerebbe vedere i filmati delle telecamere dei car rental perché dentro secondo me si troverebbe parecchio materiale per le Candid Camera. Poi piano piano con il passare dei minuti ti abitui ed effettivamente diventa una cosa quasi normale. Rimangono epiche comunque le volte in cui sono salito in macchina dalla parte sinistra per guidare, cercando un volante che non c’era o quando sventolavo a vuoto la mano sulla spalla sinistra come un’idiota per 5 minuti alla ricerca di una cintura di sicurezza che non poteva esserci.
  4. Questa era la mia prima gara doppia, ovvero due gare una successiva all’altra nello stesso weekend. Si è trattato a mio avviso di una grande opportunità per misurare le correzioni alle proprie cotture. Solitamente dai giudizi, se non hai comment card più che esplicite, puoi determinare se un aspetto della tua preparazione è o non è piaciuto ai giudici ma nessuno ti dice in che direzione devi procedere a correggerti. Puoi provare nella gara successiva ma cambiano le condizioni, la giuria, e non è semplice trarre conclusioni. Per questo generalmente si raccolgono dati di più gare prima di tirare un bilancio. In questo caso avevamo più o meno la stessa giuria, di qualità per altro altissima e con molti Master Judge, alcuni americani, a nostra disposizione. Cosa chiedere di più? Dalla prima giornata alla seconda abbiamo apportato modifiche a tutte e quattro le categorie. Su due siamo andati verso la direzione giusta, sulle altre due esattamente in direzione opposta. Buono a sapersi per la prossima gara.
  5. Rispetto alla maggior parte delle altre gare, le due del Brew’n’Q hanno avuto una overnight diversa. Solitamente la notte è un momento molto condiviso tra i team nei gazebo: si passa il tempo tra una fase e l’altra chiacchierando insieme e bevendo qualcosa in una situazione di silente movimento continuo. In queste due gare le tende erano praticamente tutte spente e il movimento nel campo gara era pressoché nullo. La maggior parte dei team di livello adotta il Hot&Fast, non serve quindi il presidio notturno che può essere utilizzato per riposare. Da noi si usa ancora pochissimo ma questo è un dato di fatto di cui tenere obbligatoriamente conto
  6. Solitamente una gara standard si compone di quella decina di team che fanno più competizioni e che si conoscono molto bene, affiancati da un certo numero di team nuovi o meno esperti, che magari non sono propriamente addentro la cosiddetta “Barbecue Family“. Queste due gare , soprattutto la prima, sono state da questo punto di vista davvero uniche: ci conoscevamo tutti o quasi a menadito. La sensazione di esserci in mezzo era quella di una cena di Natale, nella quale ritrovi tutti i parenti, quelli che vedi tutti i giorni, affiancati da quelli che vedi due volte l’anno. Comunque parenti.
  7. Con tutti i nostri difetti, ma siamo soliti affrontare il turn in con estrema concentrazione e devo dire che da questo punti di vista funzioniamo abbastanza bene. Io credo che il turn in della Invitational sia stato il più “sbragato” di questi due anni. Eravamo vicini alle casse dalle quali trasmettevano grandissimi classici anni ’80, uno dopo l’altro, e avevamo forse bevuto un sidro in più del consigliato in quelle occasioni. Il risultato è stato che abbiamo fatto tutto bene e tutto secondo i piani ma lo abbiamo fato scherzando e ridendo come matti e ballando intanto che preparavamo i box. E’ sbagliato ma devo confessare che è stato molto bello.
  8. L’obiettivo di ogni squadra è di individuare un profilo gustativo che piaccia un po’ a tutti, che dia stabilità di risultati dalla scandinavia alla turchia. Diversamente, c’è un altalena di risultati che ti rende poi difficile il piazzamento in overall. Chi ci segue sa che quest’anno abbiamo trovato una quadra definitiva sul Pork, a valle di un anno di lavoro e di aggiustamenti piccoli o grandi. Anche da questo weekend abbiamo portato casa un primo posto a conferma di un lungo e meticoloso lavoro del Cecca. Se doveva succedere che una delle nostre preparazioni raggiungesse l’obiettivo prefissato per prima, sono contento sia successo alla sua e che sia successo in questo momento. Il Cecca la merita.
  9. Come annunciato sulla nostra pagina Facebook, il nostro amico Alfonsino Camassa, si è unito a noi durante tutto il weekend. Conoscevo Alfonsino principalmente attraverso le chat, essendoci incontrati di persona poche volte. Oltre a trovare in lui una bella persona (ma questo già lo sapevo) e una piacevolissima compagnia, ho scoperto un personaggio ancora più interessante di quanto emerso dall’intervista che gli avevamo fatto. Al si sta costruendo la sua vita, come la vuole, partendo da zero, basandosi solo su se stesso e in un paese straniero. E ci sta riuscendo molto bene. Chapeau.
  10. Un amico al momento dei saluti mi ha detto scherzando “caspita, pensavo che gli italiani sapessero cucinare bene la pizza, adesso so che sanno cucinare bene anche il barbecue”. Questo riassume un po’ l’Italian Job del weekend. Il Brew’n’Q ha rappresentato in questo senso una bella pagina per il movimento barbecue italiano. Tra il meglio del meglio in Europa, tiriamo fuori un GC, un RGC, due primi posti, un secondo e due terzi di categoria oltre a svariate call, con sole tre squadre. Abbiamo fatto bella figura su un palcoscenico importante.

Anche questa gara si conclude. Prossimo appuntamento ancora una volta con un’Invitational: il prestigiosissimo Prime Uve.

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