Il nostro War of Barbeque

Il resoconto della gara di Noventa  di Piave

Ormai si tratta di avvenimenti che proprio in quest’anno compiono cento anni di storia e che rischiano quindi di andare perduti nel tempo e offuscati nella memoria. Eppure “il piave mormorò”, forse il verso più celebre della “Leggenda del Piave” è ancora presente nel nostro parlato comune, a descrivere una fiera resistenza, un’orgoglio ed una forza di volontà aiutata dal destino. L’Italia era reduce dalla famosa e disastrosa battaglia di Caporetto che l’ha vista soccombere sotto ogni punto di vista all’Impero Austro-Ungarico (ancora oggi si usa l’espressione “è stata una Caporetto” per descrivere un disastro di proporzioni epiche) e stava subendo una massiccia invasione da Est, che nelle intenzioni del nemico sarebbe dovuta essere il colpo di grazia, l’atto risolutore. Il fato ha voluto che il fiume Piave attraversasse in quel periodo un momento di grossa piena, frenando cosi l’avanzata e consentendo all’esercito italiano di riorganizzarsi e di sferrare una controffensiva. Le sponde del fiume sulle quali si è svolto il War of Barbeque furono teatro di una dura e sanguinosa battaglia che contro ogni pronostico ha visto un esercito italiano in difficoltà sia numerica, che organizzativa, che qualitativa vincere e costringere alla ritirata prima e all’armistizio poi, il proprio avversario.

E’ stata molto singolare l’idea di organizzare una competizione barbecue sul teatro di questi eventi storici. Confesso di esserne rimasto inizialmente abbastanza spiazzato: l’associazione tra un contesto che rievoca dolore, sofferenze, sangue, morte ad un contesto ludico e spensierato come il nostro mi sembrava stridente. Devo invece dire a posteriori che nel War of Barbeque, il binomio ha funzionato alla grande e che anzi, ha assunto l’importante ruolo di fare da ponte tra i due estremi della sfera emotiva. In questo ha certamente aiutato un’organizzazione davvero impeccabile da parte dell’amico Massimo Zaramella e della Pro Loco di Noventa di Piave, tra le migliori viste finora e pensata con meticolosità, anche nei dettagli più piccoli che balzano meno agli occhi ma dei quali ti accorgi nei momenti in cui ne godi.

Sotto il profilo sportivo è stata una delle gare tra quelle che ho vissuto in questi quattro anni, in cui sono stato più in disaccordo con i giudizi ricevuti ma si sa, all’interno di una stagione lo si deve mettere in preventivo e lo accettiamo serenamente. Portiamo a casa due call su Pork (8i) e Brisket (9i) per una prestazione abbastanza anonima che ci lascia appena sotto il livello call (11i) nella overall. Come abbiamo detto anche in altre occasioni inoltre, il livello medio si sta facendo davvero alto: a braccetto con noi in classifica ci sono squadre che stimo molto, con una bella bacheca di premi alle spalle a dimostrazione di un adagio detto una volta da un amico: anche se in una gara sono tutti bravi, qualcuno indietro ci deve sempre finire… E’ una regola di qualsiasi gara, soprattutto di questo ultimo periodo e che bisogna accettare. I nostri più vivi complimenti vanno ai nostri grandi amici Bros Hog, che hanno fatto una prestazione di quelle da dito indice sulla bocca, aggiudicandosi il Grand Champion con un punteggio che sfiora i 700 punti, e ai simpaticissimi Dragon degli amici Michael e Stefanie, Reserve Grand Champions per un’incollatura sopra i sempre ottimi Sticky Fingers. Siamo davvero contenti per voi ragazzi!

Come sempre, concludiamo il post con la classifica delle migliori cinque cose che ricorderemo del War of Barbeque, nella quale in via del tutto eccezionale aggiungiamo due punti che ci sono usciti spontanei dal cuore e che non siamo riusciti ad escludere dalla lista:

  1. Per chi non avesse particolare dimestichezza con un punteggio di una gara barbecue KCBS (se volete approfondire leggete la sezione Premi), spieghiamo che in ogni categoria i piatti presentati dai team vengono valutati da sei giudici, ciascuno dei quali esprime un voto da 1 a 9 su tre criteri (appearence, taste e tenderness). Considerando che il voto più basso viene scartato, quando cinque giudici su sei danno 9 in tutti i criteri si parla di Perfect Score, punteggio perfetto. E’ un evento decisamente raro, raggiunto da pochissime squadre in Europa. Talmente raro che la KCBS concede a chi lo raggiunge una spilla commemorativa e l’annessione in un apposito club esclusivo. I Bros Hog ci sono riusciti proprio ieri, unendosi in questa particolare casistica agli unici altri due team italiani ad esserci riusciti in precedenza (noi al Bardo Q 2017 e i Brig Boys allo Slovenia Open 2017). La cosa singolare è che tutti e tre i team hanno centrato questo obiettivo nella categoria Pork. Non credo esista un caso in Europa di una cosi alta specificità di ruolo.War of Barbecue
  2. Prosegue l’evoluzione che gli eventi barbecue stanno avendo nel nostro paese. Diverse volte in passato abbiamo accennato come all’estero vengano impostati con una mentalità diversa a cui sarebbe interessante ispirarsi. Come spesso accade l’evoluzione avviene a gradini: c’è sempre un passaggio che in qualche misura crea uno stacco con il passato, un precedente che definisce nuovi standard. Il mio parere è che il War of Barbeque lo abbia fatto, costituendo l’evento 2.0 di questo particolare percorso. Evidentemente il buon Zaramella si è fatto promotore nei confronti della Pro Loco nel leggere con attenzione il post che avevamo realizzato insieme agli amici Bros Hog sui consigli dati dal lato team agli organizzatori per un buon evento, perchè davvero il War of Barbeque è stato perfetto sotto questo punto di vista. Ma oltre che a questo, la manifestazione ha funzionato come evento, prima ancora che come gara, come più volte da noi auspicato: nel Flood Village, la parte dedicata all’intrattenimento, sono stati inseriti concerti con gruppi quotati come i Rumatera (che soprattutto qui nel nord-est fanno strage), streetfood sempre attrattivo e mai banale con alcune chicche come la cucina greca, i churros, la cucina emiliana, i fritti, il pesce, le birre artigianali, i cocktails, la caffetteria con conseguente fiumana infinita di gente nonostante il tempo estremamente variabile e tanto di curiosi nel campo gara che hanno cominciato a chiedere informazioni e a prendere confidenza sul concetto di barbecue. Non possiamo che fare i complimenti agli organizzatori: forse questo è il primo caso di un evento che avrebbe colto il mio interesse anche se non fossi stato appassionato di questo mondo e nel quale avrei portato senza difficoltà anche la mia famiglia.War of Barbecue
  3. Durante il weekend di gara ci sono state diverse rievocazioni storiche della battaglia di cui parlavamo in apertura. Nello studiarla a scuola, nel leggerla sui libri, se ne ha una percezione distante, fredda, aiutata dal fatto che (per fortuna) in 100 anni è cambiato tutto, dai diritti garantiti, alle condizioni di vita e di salute, agli equipaggiamenti, al tenore economico delle famiglie. Una delle rievocazioni inscenava con l’aiuto di figuranti l’arruolamento forzato dei ragazzi del ’99 (per gli stranieri: nel 1917 la guerra ancora non era finita ma i soldati scarseggiavano sempre di più. Si è cosi deciso per l’arruolamento forzato di ragazzini ancora non maggiorenni, la famosa leva del 1899), che sono stati prelevati dalle famiglie, istruiti alla bell’e meglio, dotati di un equipaggiamento approssimativo e spediti in trincea. Si inscenava un grave ferimento in battaglia e le cure raffazzonate in una tenda da campo con gli elementari strumenti dell’epoca (presenti in pezzi originali). Qualcuno dei presenti si è commosso. Un conto è studiare la storia, un altro è viverla. In questo senso il War of Barbeque è stata un’idea meravigliosa ed istruttiva.War of Barbecue
  4. Sono nel settore da un po’. Ho vissuto e visto vivere l’esperienza di organizzare un evento in Italia a molte persone e proprio per questo considero chi si avventura in questa odissea un autentico eroe. Chi non vive qui non può capire cosa voglia dire: nel nostro paese si vogliono meno problemi possibili, nessuno vuole responsabilità non richieste, nessuno rischierà mai qualcosa di suo in libere iniziative. Mai. L’interesse della collettività e del territorio vengono purtroppo frenate da una burocrazia soffocante. Ecco che chi vuole organizzare un evento della portata del War of Barbeque si trova di fronte un calvario che passa dal dover mettere d’accordo mille enti, ciascuno indipendente, al dover anticipare cifre molto importanti in carte bollate, certificazioni, progetti, visti, oltre a tempo, telefonate, riunioni, file interminabili per una firma o per un timbro nonostante la manifestazioni portino pubblico nella città e soldi per tutti (hotel, bar, ristoranti, ecc.). La conseguenza purtroppo è che spesso chi lo organizza si stufa e l’anno dopo non ripete l’evento (per fortuna non è il caso di Zaramella e della Pro Loco di Noventa che hanno gia annunciato l’edizione 2019). Proprio rileggendo la storia di questi luoghi si impara di come una delle cause della sconfitta di Caporetto di cui parlavo in apertura, sia stata la lentezza di reazione degli avamposti rispetto all’azione del nemico, ingessati dalla burocrazia degli ordini centrali e di come invece una delle chiavi di volta della successiva vittoria sul Piave sia stata una maggior autonomia decisionale concessa ai Tenenti delle varie truppe, che ha reso l’azione italiana fluida ed imprevedibile. Purtroppo siamo bravi in tante cose ma non ad imparare dai nostri errori.War of Barbecue
  5. So che mi inimicherò molti miei amici Veneti nel dirlo ma a me lo Spritz proprio non piace. O meglio: a me non piace la versione più diffusa, quella fatta con l’Aperol e mi piace invece molto la meno conosciuta versione Veneziana, realizzata con il Bitter. Inutile dire che nell’angolo cocktail del War of Barbeque lo Spritz andava via a fiumi. Altrettanto inutile dire che se non specificavi, la versione data in automatico fosse quella con Aperol. Anche durante questo evento, posso dire con orgoglio e grandissima soddisfazione di aver fatto assaggiare la versione con il Bitter a molte persone che ne ignoravano l’esistenza e di averne convertito una buona percentuale. Mi sento un Testimone di Geova dello Spritz.War of Barbecue
  6. Con il nostro sponsor Federico Dal Lago è nata negli anni una grande amicizia e molto spesso capita che ci segua per farci compagnia in gara. Però questa volta è stata speciale. Federico era reduce dai recenti mondiali in Irlanda ai quali ha partecipato in qualità di membro della Nazione Italiana Macellai, ha passato una settimana molto complicata e pesante in termini chilometri percorsi e ore di sonno perse. Per questo nella giornata di sabato sarebbe dovuto venire una sua persona per consegnarci la carne necessaria per la gara al posto suo. Invece si presenta lui ma con l’intenzione di salutare, per poi andare subito in hotel a recuperare qualche ora di sonno e ripartire per casa. Invece rimane li fino a sera, poi esausto finalmente si allontana e informa che sarebbe ritornato l’indomani ma per un semplice saluto. Torna ma finisce che resta fino alla fine del turn, raccomandandosi di far fare la diretta delle premiazioni da qualcuno, perché l’avrebbe seguita sulla strada per casa. Come avrete gia capito alle premiazioni era ancora li in mezzo a noi, ai Bros Hog e a tutti gli ormai molti altri team a cui fornisce i propri meravigliosi prodotti (tra i quali tutti e tre i team che hanno raggiunto il Perfect Score sul Pork, che menzionavo nel Punto 1). E’ inutile stare a spiegare certe cose: le amicizie nascono e sono cosi salde perchè fondamentalmente si è tutti matti allo stesso modo e tra matti ci si capisce sempre.War of Barbecue
  7. In Italia in ambito barbecue competitivo convivono due semisfere, quella KCBS e quella WBQA (oggi sarebbe più corretto parlare di NBC) e spesso si è trattato di una convivenza complicata, nella quale ci sono state diverse incomprensioni con conseguenti rapporti tesi (più tra le persone che non tra i due enti in se stessi). Gli anni passano, le persone cambiano, le situazioni evolvono e con soddisfazione durante questo weekend ho visto toni piu distesi e vedo sempre più amicizie e più interazioni nascere tra i team e le persone dei due schieramenti. In questo weekend si sono svolte due gare in contemporanea, la War of Barbeque di Noventa di Piave sanzionata KCBS e il riuscitissimo Fumus Bellum di Torino nel circuito NBC. Con grande soddisfazione personale constato come forse questa sia stata la prima gara che io ricordi in cui si è avuto un pacifico e reciproco riconoscimento di due circuiti diversi, che rispondono ad esigenze diverse e proprio per questo a mio avviso assolutamente compatibili: reciproci scambi di auguri prima della partenza, congratulazioni tra i team coinvolti alla fine. Questo è il barbecue che ci piace. Io l’ho sempre detto: il barbecue è per la cucina ciò che il rugby è per lo sport: potremmo dire di essere molto più uniti dall’etica che lo pervade di quanto potremo mai essere divisi dal fatto di fare il tifo per squadre diverse. In una qualsiasi partita di rugby ci si danna l’anima in campo ma poi il terzo tempo non ha bandiere. Auspico tanto e con il cuore che possa essere cosi anche da noi.Fumus Bellum

Il ritmo di una competizione al mese non verrà interrotto nemmeno in aprile: il prossimo appuntamento è ancora in Italia nella bellissima Bardonecchia, dove parteciperemo alla seconda edizione del Bardo Q.

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