Il Nostro Tàllya Master Series

Resoconto della gara in Ungheria

E’ stata una stagione molto lunga, partita lo scorso gennaio al West ma che come purtroppo accade anche alle cose molto belle, doveva giungere ad un termine. Se una fine ci doveva proprio essere, non credo però avremmo potuto scegliere un contest migliore per celebrarla. E’ semplicemente stato tutto perfetto: un clima fantastico, con un cielo terso e temperature primaverili, tante squadre di amici con i quali abbiamo condiviso una serie infinita di competizioni da poter salutare prima dell’inverno, una nuova bellissima gara a cui poter dare battesimo e una splendida regione vinicola nel vivo dei colori autunnali a fare da cornice a tutto questo.

L’ultima gara del 2017, sia nostra che del circuito KCBS in Europa, si è tenuta infatti in Ungheria, a Tàllya, un piccolo paese nelle celebre regione del Tocaji che da i natali ad un vino eccezionale, purtroppo meno conosciuto di quanto meriterebbe, che nella sua versione in vendemmia tardiva viene da molti paragonato al Sautern. Il livello sia organizzativo che tecnico del Tàllya Master Series è stata sbalorditiva, anche considerando che si tratta di una prima edizione: 40 team partecipanti, provenienti da 11 nazioni, quasi metà dei team nei primi 15 posti della classifica TOY presenti, una partecipazione massiccia di pubblico e una comunicazione media davvero di tutto rispetto. Il campo gara prevedeva un gazebo 6×3 in dotazione alla maggior parte dei team dotato di corrente e luci, smoker a chi ne facesse richiesta, la presenza diretta di Landman ad assicurare la disponibilità di carbone e qualsiasi tipo di materiale ai team, lavandini con acqua calda, punti di ristoro per i team, un’area dedicata allo streetfood per il pubblico con degustazione vini, birre artigianali, grappe locali, addirittura un punto Jack Daniels dedicato ai cocktail realizzato con il mitico Whiskey di Lynchboug e naturalmente tanto barbecue. Non possiamo che rinnovare i nostri più vivi complimenti, già fatti dal vivo a Mariusz Andorjanyi e Levente Nèmeth, con i quali è nata nel corso dei mesi una profonda amicizia. Ragazzi avete fatto un lavoro incredibile!

Inutile dire quindi che il Tàllya Master Series è stata una gara di quelle toste: come vedremo anche nei punti sotto, oltre ai Big del circuito, c’era da aggiungere una serie infinita di team ungheresi che pur essendo nuovi alle competizioni hanno una esperienza tutt’altro che trascurabile nel barbecue for the masses, la ristorazione barbecue insomma. Non sorprende quindi che il vincitore sia stato proprio uno di questi, KGB – Katka-Gergõ-BBQ, che precede i nostri grandi amici Miss Piggy’s UK. A entrambi vanno le nostre più grandi congratulazioni.

Per quanto riguarda noi, abbiamo fatto una gara discreta, con due walk su Ribs (9i) e Brisket (6i) e un dignitoso 12mo posto Pork, considerando l’assenza del Cecca, per un buon piazzamento di 7i overall.

In questa ultima gara stagionale non possiamo esimerci dal fare due menzioni speciali. La prima va ai nostri fratelli Bros Hog, terzi a questo Tàllya Master Series a conclusione di una stagione davvero straordinaria che eleva letteralmente di un livello il valore del barbecue italiano in Europa. Ve ne auguro una ancora migliore nel 2018 ragazzi! La seconda è per il nostro amico Peter Bootsma, una persona che ha fatto storia nel Barbecue europeo con i suoi LetzQ e che ha deciso di appendere le pinze al chiodo, almeno per un po’. Peter ha tra l’altro fatto una grande gara con un 3°posto Pork e un 7° Brisket: il giusto saluto per una bella persona e un grande Pitmaster.

Chiudiamo per l’ultima volta in questa stagione, con la classifica dei 5 ricordi più belli che portiamo a casa da Tàllya.

  1. La Class di Avvicinamento alle Competizioni – Un numero cosi alto di team alla loro prima esperienza competitiva e la nostra amicizia con Mariusz, hanno fatto si che ci venisse chiesto di presiedere una class di introduzione al barbecue competitivo alla quale si è poi agganciata la certificazione nuovi giudici CBJ della KCBS tenuto  dai Rep Luca Famigli e Haymo Gutweniger con l’aiuto della nostra grande amica Petra. I due corsi hanno quindi viaggiato in parallelo: noi preparavamo per i partecipanti, simulando box competitivi che poi venivano giudicati dai neo giudici. E’ stato un compito piuttosto impegnativo, una sorta di content nel contest, ma che ci ha dato davvero tante soddisfazioni. Abbiamo conosciuto tante persone meravigliose alle quali abbiamo sentito di riuscire a trasmettere un pezzettino di noi stessi. L’altissimo livello organizzativo della class, all’altezza del resto della manifestazione e la soddisfazione dei partecipanti unita alla marea di complimenti che abbiamo ricevuto è stata qualcosa che ricorderemo con orgoglio molto a lungo.
  2. Gli Ungheresi  e gli Italiani – Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo quasi per nulla usi e costumi degli ungheresi, né posso dire di avere una particolare competenza sulla loro cucina. La sorpresa è stata di scoprire non poche similitudini con gli italiani, in particolare con quelli del centro e sud Italia: stessa cultura del senso dell’ospitalità, stessa semplice genuinità. Addirittura il profilo gustativo è vicino al nostro: il mito della paprika è fuorviante. In realtà anche i piatti che ne sono ricchi, sono molto ben bilanciati. Per il resto, esattamente come noi non amano salse dolci sulla carne, non usano molte spezie, mangiano dessert non eccessivamente dolci. A questo si aggiunge una cultura millenaria della carne affumicata che tra le altre cose ha spalancato le porte all’esplosione e alla diffusione del barbecue tra gli ungheresi. Ho onestamente scoperto una nazione ed un popolo ed è stata una scoperta davvero piacevole.
  3. Don’t Feed The Barktenders – Dobbiamo confessare di essere rimasti spiazzati dall’ospitalità degli Ungheresi. Dopo esserci conosciuti alla Class, il sabato mattina appena preso possesso della nostra postazione è iniziata una processione da parte dei team al nostro gazebo. Mi sembrava di essere ad un matrimonio in Calabria: ciascuno ci portava qualcosa, forme di pane casereccio, assortimenti di salami tipici, formaggi affumicati, salumi di capra stagionati presi dalla cantina del nonno, lardo, salsicce di maiale e di manzo, vino, birre, grappe invecchiate, genziana fatta in casa, cioccolato al tocaji, kurtos e chi più ne ha più ne metta. Nei momenti di punta, chi arrivava non diceva nemmeno più nulla, lasciava direttamente il piatto pieno sul nostro smoker… Intorno alle 12.00 realizziamo che se mangiamo ancora qualcosa dobbiamo tornare in camera a dormire, altro che fare la gara… Decidiamo quindi di appendere un cartello con la scritta “Don’t Feed The Barktenders” che spiritosamente invitasse a calare le dosi. Tempo 5 minuti e dalla tenda all’angolo una coppia con in mano una bottiglia di Pàlika (una sorta di grappa intorno ai 50 gradi) e indicando il cartello faceva un inequivocabile segno avvicinando indice e pollice della mano e portandoli ripetutamente alla bocca, per la serie “ok, non puoi mangiare ma bere si…!”. Va bene, ci rinunciamo: beviamo la Pàlinka. Egèszsègedre! (alla salute!).
  4. I prezzi in Ungheria – Questa è una cosa che abbiamo già visto in qualche altro paese, Stati Uniti in primis ma che ci lascia ugualmente sempre spiazzati. In generale si può dire che la vita in Ungheria è molto conveniente rispetto ai nostri standard. La cosa strana (almeno per le nostre abitudini) è che acquistare le materie prime al supermercato risulti in proporzione più caro che mangiare al ristorante. Qui in Ungheria in particolare questa differenza è portata all’eccesso: i prezzi al supermercati pur con qualche piccola eccezione, sono abbastanza simili ai nostri, mentre andare al ristorante e abbuffarti a dismisura con abbondante beveraggio al seguito, non costa generalmente più di 15 € a testa. Ci sarà sicuramente una spiegazione logica ma davvero non siamo abituati a pagare una bottiglia di birra 1 € al supermercato e poi pagare la stessa cifra una pinta spillata fresca e bevuta comodamente seduto in un bar.
  5. Il Barbecue Ungherese – Una delle tante cose che ci ha molto stupito di questo weekend è stato il livello di equipaggiamento dei team ungheresi. La descrizione di un paese in cui il Barbecue era una nuova tendenza e la presenza in gara di un numero molto elevato di team alla loro prima esperienza ci avevano fuorviato. Se è vero infatti che i team ungheresi devono prendere le misure con i meccanismi di una competizione, è altrettanto vero che il barbecue in se stesso lo conoscono eccome! Sono tutte persone che sanno di cosa si sta parlando e per capirlo basta guardare come sono attrezzati: tutti hanno la propria divisa con striscioni, gazebo personalizzati, smokers costosi, trailers. La ricostruzione che ci siamo fatti è che la cultura dell’affumicato presente nella loro cucina abbia aperto le porte ad un’esplosione del fenomeno barbecue in modo ancor più veemente di quanto successo da noi e che abbia portato in breve tempo all’apertura di una serie di locali a tema di cui questi team sono l’espressione. Di certo c’è che sia dalla class, che dalla certificazione che dalla gara emerge una naturale predisposizione dell’Ungheria verso il settore: pur essendo al loro primo giudizio, l’operato dei giudici in gara è stato eccellente e pur enndendo alla loro prima gara, i team ungheresi sono stati davvero molto bravi. la mia impressione è che a breve nel circuito competitivo sentiremo parlare del barbecue ungherese.

Conclusa questa stagione, ci aspettano adesso tre mesi di pausa forzata. Il prossimo appuntamento adesso  è a gennaio per il WEST, dove inizieremo la nostra stagione 2018.

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