Weber Summit Charcoal

Test sul campo del nuovo dispositivo a carbone Weber

Il lancio del nuovo Weber Summit Charcoal è stato per gli appassionati del barbecue uno stillicidio paragonabile solo all’uscita del Risveglio della Forza per i fans di Star Wars. Le prime indiscrezioni risalgono ormai a quasi un anno fa, poco prima di Natale, quando in rete cominciavano a circolare dei video-anteprima dai quali, come sempre avviene in questi casi, non si capiva praticamente nulla tranne il fatto che Weber stesse per lanciare un prodotto nuovo sulla linea carbone che non aveva parentele dirette con lo storico Kettle della casa di Chicago. Con il passare dei mesi aumentavano in qualche modo anche le informazioni lasciate trapelare: era una sorta di Kamado ma non era in ceramica, era molto “stiloso” e prezioso nelle finiture e aveva l’accensione a gas, come il Performer Deluxe. Finalmente allo Spoga di Colonia, il primo contatto diretto, le prime impressioni visive e la possibilità di cominciare a mettere mano ai vari set up. Oggi, l’ultimo sudatissimo, agoniato step: ho avuto la fortuna di poter mettere le mani per primo in Italia su questo piccolo gioiellino e poter finalmente procedere alla prima accensione. Mi è poi venuto in mente che forse a qualcuno di voi potrebbe interessare la cosa.

Descrizione Generale

Partiamo dallo specificare che non si tratta di un Kettle ma non si tratta nemmeno di un Kamado. Durante i mesi di attesa mi sono imbattuto in molti video e recensioni di chi in America, dove è arrivato con alcuni mesi di anticipo, era riuscito a provarlo. Parlavano di un dispositivo nuovo che obbediva a regole proprie e al quale non si possono applicare integralmente i set up consolidati su modelli preesistenti, cosa questa sulla quale mi sono trovato abbastanza concorde. La figura del Weber Summit Charcoal ricorda molto quella di un classico Kamado con la classica forma a uovo rovesciato, il coperchio incernierato a molla e la guarnizione ermetica.

Weber Summit Chacoal Sezione
Credits: Grillschule GUEM

Il modello a nostra disposizione è il Black e non il Grill Center e a differenza di quest’ultimo non ha il tavolino laterale ma il solo box con il sistema di accensione a bomboletta, collegato ad un piccolo bruciatore che va a posizionarsi nel punto più basso del braciere. All’interno sono stati ricavati tre livelli griglia: uno di combustione più bassa, uno di combustione alta e infine uno di cottura. La griglia di combustione alta, ne alloggia al suo interno una più piccola, che può essere spostata sul livello più basso, per essere sostituita da un deflettore costituito da due fogli di acciaio e coibentato all’interno. La griglia cottura è in acciaio ed è dotata del sistema GBS. Le alette inferiori, con il classico sistema One Touch Weber con raccogli cenere, riportano delle tacchette sull’anello di scorrimento, corrispondenti ai set up preimpostati configurabili sulla macchina. L’aletta superiore scorre a compasso come nei classici kettle ma l’anello esterno è incernierato, in modo che lo si possa alzare di 90 gradi e lasciare aperta tutta la bocca di aerazione superiore.

I Set Up Possibili

Il Weber Summit Charcoal mira dichiaratamente ad unire la versatilità di un classico kettle con la stabilità di un Kamado, il tutto con una superficie in griglia pazzesca (diametro 67 cm.), in precedenza di pertinenza esclusiva dell’Original 67. Posizionando le griglie di combustione in set up rialzato, diventa a tutti gli effetti un kettle. Se invece si abbassa al livello più basso la parte interna della griglia, la si sostituisce con il deflettore e si posiziona l’aletta inferiore sulla tacca “Low&Slow”, la temperatura dovrebbe assestarsi automaticamente sui 110°C. Non resta che provarlo.

Il Test sul Campo

Premetto che quanto segue è il frutto della mia personalissima esperienza diretta e che, un po come avviene per le procedure di stabilizzazione, vada un po’ calato sulla pelle di ciascuno.

Ho deciso di partire dalle basi e il primo esperimento che ho fatto è stato l’utilizzo di una piastra GBS. Ho quindi posizionato le griglie di combustione al secondo livello, ho versato il corrispondente di un cesto di bricchette spenti, ho acceso il bruciatore, ho chiuso il coperchio e alzato la veletta superiore di 90°. In questa maniera il Webber Summit Charcoal diventa di fatto una sorta di gigantesca ciminiera. La distanza tra il bruciatore e le griglie di combustione hanno comportato qualche minuto in più di attesa perché la classica fumata iniziasse rispetto ad un classico cesto ma una volta innescate, le bricchette sono arrivate a combustione completa brevemente. Una volta cessato il fumo ho spento il bruciatore, ho abbassato l’aletta superiore lasciando le uscite completamente aperte ed eravamo pronti per la cottura. Comodo.

Risultato: ho disintegrato qualunque cosa abbia provato a piastrarci sopra. Ho applicato integralmente le quantità e le modalità che di solito adotto sul Master Touch ma il Weber Summit Charcoal ha un livello di coibentazione davvero molto elevato, inoltre la griglia di combustione al secondo livello è più vicina alla griglia di cottura rispetto ad un classico kettle. Una potenza pazzesca, una cosa simile mi è capitata soltanto quando ho provato a mettere il Weber Summit 670 alla massima potenza di fuoco con tutti i bruciatori accesi. Dopo vari tentativi posso dire che il setup ideale per l’utilizzo della maggior parte degli accessori GBS è di mezzo cesto di bricchette ed un grado di apertura delle alette inferiori non superiori al tre quarti.

La cosa che mi incuriosiva di più era però la prova sul set up per il Low&Slow. Anche in questo caso le prima cotture si sono rivelate traumatiche e ci sono volute 3-4 prove per imparare alcune semplici (in un certo senso logiche, viste con il senno di poi) ma fondamentali regole:

  1. Il Weber Summit Charcoal è stato pensato come un Kamado. L’idea non è quindi che si crei un Minion Method per garantire continuità di esercizio allo strumento, bensì quella di sfruttare la superiore inerzia termica del dispositivo per conservare a lungo la potenza espressa da un ridotto quantitativo di combustibile, acceso secondo il metodo tradizionale. Con questo set up quindi, l’utilizzo dei bricchetti si è rivelato assolutamente non adatto. La combustione parziale innescata dal bruciatore fa si che il fumo iniziale del bricchetto si protragga per tutto il tempo di cottura: assolutamente da evitare. Utilizzando invece il carbone, non appena si abbassa l’aletta superiore e si stabilizza a 110°C, magicamente il dispositivo smette di fumare (a meno che non si aggiungano chunks, naturalmente).
  2. Tengo a precisare di non essere un grande sostenitore dell’utilizzo dell’acqua nel Water Pan e tendo a non usarla, salvo condizioni particolari. Nonostante questo ho dovuto riscontrare che il Weber Summit Charcoal necessita assolutamente  di un Water Pan posto sopra il deflettore. In primo luogo, le prime cotture di ribs in L&S senza WP hanno dato un risultato decisamente asciutto, disidratato. In secondo luogo senza un WP a protezione, il deflettore si impiastra in una maniera pazzesca di succhi di cottura bruciati. Dopo la prima prova sono stato un’ora sul lavandino con la paglietta in acciaio per ritirarlo pulito.
  3. All’inizio ho litigato parecchio con l’aletta inferiore per riuscire ad effettuare il fine tuning della temperatura desiderata. Rispettando le impostazioni suggerite, il dispositivo si portava automaticamente in area Low&Slow intorno ai 100-120°C ma quando tentavo di agire sull’aletta inferiore per portarmi ad esempio a 110°C, il minimo spostamento comportava differenze di temperature troppo significative. Mi ci è voluto un po’, ma poi ho capito che l’idea è che l’aletta inferiore venga messa esattamente sulla tacca L&S e che il fine tuning venga fatto agendo sull’aletta superiore. Una volta assimilato questo, spostarmi di un grado in più o in meno è stato facilissimo.
Weber Summit Charcoal L&
Credits: Barbecue Exclusief

Ho visto in rete diversi approcci circa la modalità migliore di settare il dispositivo in L&S ed il più gettonato era abbassare la griglia di combustione, mettere il carbone, accenderlo con l’aletta superiore alzata e quella inferiore completamente aperta, aspettare 5 minuti, abbassare l’aletta superiore, settare quella inferiore su L&S, mettere il deflettore e aspettare la stabilizzazione.

Secondo quella che è stata la mia esperienza invece il metodo migliore è iniziare gia con il set up L&S, quindi con l’aletta inferiore nella posizione indicata, quella superiore alzata, il deflettore inserito con sopra una stagnola da 6 porzioni con 1,5 litri di acqua e lasciare il bruciatore acceso fino al raggiungimento di circa 90°C, poi abbassare l’aletta superiore e lasciare che per inerzia termica il dispositivo si stabilizzi a 115°C circa.

La prova definitiva si è svolta a 11°C esterni, con il quantitativo di circa un cesto e mezzo di carbone. Il Weber Summit Charcoal sfumacchia per circa 18 minuti senza apparentemente dare segni di vita, poi improvvisamente vince l’inerzia termica e nel giro di 4 minuti è a 90°C. Una volta abbassata l’aletta superiore e chiusa di 4/5 nel giro di circa 5 minuti si porta a 110°C, un’aggiustatina dell’aletta superiore e siamo a 115°C. La temperatura non si è mossa di un grado per circa 8 ore, con la necessità di un rabbocco di acqua dopo la sesta ora.

Conclusioni

Quello che ho letto sui siti d’oltre oceano è vero: devo ammettere di avere litigato un po’ con il Webber Summit Charcoal prima di capire come farmi obbedire da lui. Devo dire però che una volta che ci siamo capiti, abbiamo iniziato ad andare d’amore e d’accordo. Si tratta indiscutibilmente di un bello strumento, Dalle prestazioni ma soprattutto dalle potenzialità davvero considerevoli. Alla sola idea di quando avrò sul Webber Summit Charcoal la sicurezza di gestione che ho sul Master Touch, mi brillano gli occhi al pensiero di cosa potrei realizzarci sopra.

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